I 3 errori più costosi nella scelta degli imballaggi per asporto nei ristoranti italiani
PLA che si deforma col caldo, certificazioni compostabili inesistenti, risparmio falso. I tre errori più costosi negli imballaggi per ristoranti italiani.
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Un ristoratore napoletano ha raccontato su un forum di cucina di aver comprato 8 000 vaschette in bioplastica 'compostabile' per il suo servizio delivery di parmigiana. La parmigiana esce dal forno a 180 °C. Le vaschette, appoggiate sul banco per il raffreddamento prima del confezionamento, si deformavano ancora prima di essere chiuse. Ha dovuto ricomprare tutto in alluminio.
Punti chiave:
- Errore 1: Usare bioplastica (PLA) per cibi caldi. Il PLA si deforma sopra i 60 °C. Per piatti caldi e unti servono alluminio, bagassa o cartoncino accoppiato
- Errore 2: Fidarsi della dicitura 'compostabile' senza verificare la certificazione. In Italia solo la certificazione UNI EN 13432 garantisce la compostabilità. 'Biodegradabile' non significa nulla
- Errore 3: Comprare solo sul prezzo. Il risparmio di 3 centesimi a vaschetta svanisce con la prima recensione negativa per una perdita di sugo. Il costo vero include resi, rimborsi e clienti che non tornano
La regola pratica per non sbagliare
Abbina il materiale alla temperatura e all'umidità del piatto: cibi caldi e asciutti (pizza, focaccia) → cartone; cibi caldi e umidi (pasta, risotti) → alluminio con coperchio di carta; cibi caldi e grassi (fritti, arrosti) → bagassa o cartoncino accoppiato; cibi freddi e umidi (insalate, poke) → PET riciclato o PLA (se la temperatura ambiente è sotto i 30 °C).
