Bicchieri, posate e contenitori compostabili nei bar italiani: cosa è davvero obbligatorio nel 2026 (e cosa no)
Bicchieri, posate e contenitori compostabili nei bar italiani: confusione tra obblighi veri e falsi miti. Guida pratica per non sprecare soldi in materiali non richiesti dalla legge.
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Un barista di Torino ha raccontato su un forum di ristorazione di aver speso 1.200 € in più nel 2025 per passare a bicchieri e posate "compostabili" convinto che fosse obbligatorio per legge. In realtà, per il suo tipo di attività — un bar che serve caffè al banco e pasticceria da asporto — non era richiesto alcun materiale specifico. Gli sarebbe bastato usare carta e legno non trattato.
La confusione è comprensibile: l'Italia ha introdotto una serie di norme ambientali per gli imballaggi alimentari che si sovrappongono a quelle europee, e non sempre è chiaro cosa si applica a chi.
Cosa è veramente obbligatorio in Italia nel 2026:
- Dal 14 gennaio 2022: divieto di commercializzazione di prodotti in plastica monouso (posate, piatti, cannucce, bastoncini per palloncini, contenitori in polistirene espanso). Sono vietati anche i prodotti in bioplastica (PLA) se non compostabili secondo la norma UNI EN 13432.
- Dal 1° gennaio 2024: obbligo per i produttori di imballaggi di aderire a un sistema EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) — CONAI per la maggior parte dei materiali, Biorepack per la plastica biodegradabile e compostabile.
- Il contributo ambientale CONAI si applica a monte della filiera (lo paga il produttore di imballaggi), ma si riflette sul prezzo finale. Un imballaggio in carta paga circa 5-10 €/tonnellata di contributo CONAI; uno in plastica non riciclabile ne paga 150-300 €/tonnellata.
- La plastica compostabile (bioplastica certificata EN 13432) è ammessa in Italia, a differenza di altri paesi UE che la stanno limitando, grazie alla capacità di trattamento degli impianti di compostaggio italiani.
Cosa NON è obbligatorio (ma molti pensano di sì):
- Non esiste un obbligo generale di usare solo materiali compostabili per l'asporto alimentare. La legge vieta specifici prodotti in plastica monouso, ma per tutto il resto (contenitori per alimenti, bicchieri per bevande calde, sacchetti) si può scegliere tra diverse opzioni: carta, legno, alluminio, plastica riciclata (rPET), bioplastica compostabile.
- Non è obbligatorio usare il logo "compostabile" certificato. È consigliato (aiuta il cliente a smaltire correttamente), ma non è un requisito legale sulla confezione.
Come scegliere senza sprecare soldi
Per un bar che serve caffè al banco: i bicchierini di carta non rivestita (o con rivestimento PLA anziché PE) sono sufficienti. Non serve passare a materiali compostabili certificati se il bicchiere non viene usato per consumazione prolungata.
Per una rosticceria o gastronomia con asporto caldo: i contenitori in alluminio con coperchio di carta, o in bagassa (fibra di canna da zucchero), sono le opzioni più adatte per cibi caldi e unti. La bioplastica PLA non regge temperature superiori a 60°C — si deforma con cibi caldi.
Per una pasticceria: le scatole di cartone tradizionale restano perfettamente adeguate. Non c'è alcun obbligo di passare a materiali compostabili per le scatole per dolci.
